A pochi giorni dall’evento del 17 novembre abbiamo incontrato uno dei nostri Gold Partner per parlare di come sta cambiando il loro lavoro e la loro realtà con l’impiego dell’IA. Ecco l’intervista completa a Matteo Monfredini, cofondatore e Presidente di Growens.

Growens si occupa di sviluppare tecnologia per comunicare meglio e più velocemente: qual è lo scenario? Che sistemi abbiamo a disposizione?

“Gli scenari sono diversi. L’intelligenza artificiale generativa, ovvero quella legata alla generazione di testo e immagini, è stata la prima che abbiamo integrato e su cui stiamo tuttora lavorando nella nostra piattaforma Beefree. Beefree è un editor per la creazione no-code di email e landing page: l’intelligenza artificiale velocizza un compito – quello della creazione dei testi – che spesso porta via molto tempo. Questo ovviamente non vuol dire che si sostituisca alla persona: è un supporto e questo deve essere. Di certo ne estenderemo l’utilizzo, sperimentando anche con la generazione di immagini. Ma non solo: testo non significa solo parole e frasi, significa anche tono di voce, intenzione, carattere, personalità. Insomma, gli aspetti da considerare sono moltissimi e così anche i modi in cui l’intelligenza artificiale è in grado di offrire un supporto”.

Il vostro editor è un facilitatore che migliora e velocizza la produzione di contenuti. Qual è l’impatto che l’IA può avere sulle persone che oggi devono essere preparate e aggiornate – con studio, letture, leggendo i giornali, usando i social e guardando serie Tv – per poi poter scrivere, editare e svolgere il proprio lavoro?

“Partiamo dal presupposto che la nostra piattaforma ha come obiettivo quello di democratizzare il design, ovvero permettere anche a chi non è grafico o designer professionista (ma magari è un insegnante che crea newsletter per la scuola, un HR che sviluppa comunicazioni legate al recruiting, e così via) di creare contenuti digitali belli e performanti. L’obiettivo per noi è sempre stato quello di facilitare, fornendo alle persone un tool capace di aiutarle nel loro lavoro. L’intelligenza artificiale si incastra alla perfezione in questo percorso, poiché offre un aiuto ulteriore alla creazione dei contenuti, senza nulla togliere alla creatività. Probabilmente andrà a sostituire lavori ripetitivi, dando la possibilità ai creativi di mestiere di spostarsi verso lavori più evoluti, lasciando alla macchina i task più noiosi o più semplici. L’IA quindi non è un sostituto della mente umana, ma qualcosa che la affianca”.

Se più persone possono fare un determinato task o addirittura un mestiere, si creerà una fortissima competizione tra gli utilizzatori di questa tecnologia. È d’accordo?

“Penso che aumentando il numero delle persone coinvolte il livello qualitativo si alzerà, e alla fine la differenza la faranno sempre gli individui. Poi è naturale che anche l’IA, come tutte le innovazioni, dovrà essere regolata e normata. Nella storia di Internet ci sono stati molti episodi non positivi, molte forzature. L’IA non è una cosa che lasci lì e funziona da sola. Occorre monitorare attentamente che cosa fa, perché è molto veloce e apprende molto più rapidamente di quanto la mente umana possa fare, ma potrebbe non avere la stessa sensibilità in alcuni contesti. Se riscontrasse un dato ripetuto con molta frequenza in rete, ad esempio, potrebbe generare un output basato su questo, senza verificare la veridicità della fonte. Quindi sta alla persona fisica monitorare e capire se le informazioni sono effettivamente aderenti alla realtà dei fatti”.

Molte cose che pensavamo sarebbero sparite, come le newsletter, in realtà sono ancora molto utilizzate, si sono semplicemente evolute, stessa cosa per gli SMS. Cosa succederà nei prossimi cinque/dieci anni?

“Alcuni strumenti non sono cambiati perché semplicemente funzionano ancora, come l’SMS o le OTP (One-Time Password). La loro forza sta nella (quasi) universalità: raggiungono tutti, perché non sono legati al modello di telefono o alla tecnologia dell’applicazione in uso. Anche l’email è un metodo di comunicazione ancora molto efficace. Quello che già da tempo sosteniamo è che l’email non debba essere più da uno a molti, ma da uno a uno. È fondamentale che il messaggio arrivi personalizzato, il messaggio giusto per il giusto destinatario. Deve essere rilevante, perché la rilevanza porta l’utente a ricevere messaggi che effettivamente gli interessano in quel dato momento e che così non finiscono nel cestino. In futuro l’intelligenza artificiale ci aiuterà anche a capire chi c’è dall’altra parte, quali contenuti vuole vedere e dove li vuole vedere – magari via email, magari via WhatsApp o sui social”.

In pratica quello che fate è raccogliere i dati con l’IA, per esempio dalle newsletter, e usarli in un sistema come dataset.

“Esattamente. La realtà è che l’email è un canale. Da diversi anni esistono tool chiamati CDP (Customer Data Platform), che consentono di raccogliere informazioni da più fonti, analizzarle e metterle a sistema per consegnare il messaggio giusto nel momento corretto. Andiamo così a identificare non solo la persona, ma quello di cui ha bisogno in un determinato momento. Se riusciamo a dare lo strumento giusto a chi ne ha bisogno e a risolvere il suo problema in maniera semplice ed efficace, abbiamo guadagnato la sua fiducia. È questo che dobbiamo riuscire a fare, andando a scalare su numeriche molto più elevate e portando la tecnologia a persone che fino a poco tempo fa non riuscivano a utilizzarla. E da qui il concetto di democratizzazione del design”.

Se dovesse chiedere per il suo lavoro qualcosa a Chat GPT, cosa chiederebbe?

“Mi limiterei alle cose basilari, quelle che mi porterebbero via solo del tempo ma che non sono legate alla strategia dell’azienda. Ovvio, potrei anche chiedere: “Come vedi il mondo della creazione dei contenuti fra dieci anni?” Ma cosa potrebbe rispondere? Oggi tutti utilizziamo intensamente non solo Chat GPT ma anche altri sistemi, e di sicuro esistono professioni che cambieranno parecchio. Una è quella dello sviluppatore, che sposterà il focus dall’inventare codice nuovo allo scrivere, modificare e testare tutto in sicurezza e risparmiando una quantità di tempo enorme. In generale, il lavoro cambierà significativamente per chiunque si occupi di generare contenuti o di ricerca di informazioni, per capire l’andamento di un trend o per ricavare una base di dati su cui poi impostare un progetto, risparmiando magari giorni di lavoro. Ma a livello strategico, credo che continueremo a usare la testa”.

Siete uno dei primi partner di TEDxCremona. Che tipo di impatto pensa possa avere un evento come questo sul territorio di Cremona e che aspettative ha?

“Uno dei motivi per cui abbiamo sempre investito tempo e risorse in TEDxCremona è perché si tratta di un evento culturale in grado di dare la possibilità a una platea molto ampia di accedere a informazioni e argomenti normalmente confinati a una ristretta cerchia di addetti ai lavori. TED nasce proprio per divulgare temi legati a tecnologia, intrattenimento e design (Technology, Entertainment, Design); poi si è ampliato, parlando comunque sempre di innovazione e di conseguenza di tecnologia, perché la tecnologia serve per fare innovazione. E cultura, perché alla fine viviamo di quello. C’è bisogno di fare cultura, soprattutto in città piccole, dove magari le novità arrivano leggermente dopo. E il compito di TEDx è proprio questo: democratizzare, proprio come la tecnologia, facendo che la conoscenza e gli strumenti siano alla portata di tutti”.

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